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Nessuno riesce a capire come hanno fatto a fare questo film nel 1955: troppo avanti per la sua epoca

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Fabio Scapellato

Il successo non è sempre sinonimo di elevata qualità e così al contrario un’opera non apprezzata può celare valori anche superiori a quelle più celebrate: il caso esemplare risiede in un film del 1955 che segnò la fine della carriera di un regista ma che oggi è considerato una delle migliori pellicole della storia.

Precorrere i tempi è una capacità che solo poche persone possiedono, ma che non sempre si traduce in un dono apprezzabile dai contemporanei. Andare contro il gusto o il sentire comune può scandalizzare, fare infuriare, portare all’emarginazione professionale o peggio ancora sociale.

Nessuno riesce a capire come hanno fatto a fare questo film nel 1955: troppo avanti per la sua epoca – cinema.it

Eppure la storia dovrebbe averci insegnato che sono proprio gli artisti più controversi, quelli che sfidano il sistema e che vanno controcorrente sono coloro in grado di creare la vera arte, di diventare un punto di riferimento per una corrente artistica o per intere generazioni. Ciò nonostante spesso non si riesce ad andare oltre alle emozioni immediate, a scalfire la superfice per cogliere l’essenza di un’opera.

Simili destini di isolamento e mancata comprensione hanno caratterizzato la vita di pittori, scultori, scrittori e anche registi. Il caso di cui vi parleremo oggi è decisamente emblematico di come precorrere i tempi possa essere un danno per l’artista. Il film in questione è uscito nelle sale nel 1955 e ancora oggi possiede delle soluzioni di luci e inquadrature che risultano moderne e difficili da ricreare persino con la tecnologia che abbiamo a disposizione.

Il caso è studiato in tutte le scuole di cinematografia e ancora oggi risulta un mistero come il regista, Charles Laughton, sia riuscito ad ottenere simili risultati. Scopriamo dunque perché ‘The Night of the hunter‘, thriller tratto dall’omonimo romanzo di Davis Grubb, è considerato dai più grandi registi e dalla critica come uno dei migliori film della storia.

The Night of the Hunter, un thriller moderno che non sente il peso dei suoi 70 anni

Nel corso del film seguiamo le vicende di Harry Powell (interpretato da un eccelso Robert Mitchum), un uomo che si presenta come predicatore ma che nasconde un terribile segreto. L’uomo infatti utilizza l’abito talare per ispirare fiducia e avvicinare le sue vittime, quindi attende il momento propizio per compiere atroci delitti.

The Night of the Hunter, un thriller moderno che non sente il peso dei suoi 70 anni – cinema.it

La trama può sembrare già vista, ma la verità è che nel 1955 non c’erano film così crudi e audaci. Lo scopo del film era quello di criticare apertamente il fanatismo della religione cristiana negli Stati del sud degli USA, mostrando come non sia l’abito o l’istituzione a rendere migliore o superiore agli altri, bensì i comportamenti e la disposizione d’animo di chi lo porta e la rappresenta.

La critica viene strutturata sfruttando un canovaccio tipico delle fiabe, il male che si traveste da bene e che seduce le sue vittime per poi colpire nel silenzio e non destare sospetti. Probabilmente è stata proprio questa scelta audace a rendere inviso il film in una società ancora molto religiosa e incapace di vedere il marcio sotto al tappeto.

Tuttavia la trama non è il motivo per cui il film di Laughton viene ritenuto un classico senza tempo e un punto di riferimento per chi vuole diventare regista e creare un thriller avvincente. Il pregio maggiore del film è infatti l’utilizzo sapiente dei chiaroscuri, realizzato attraverso uno studio maniacale dell’illuminazione che il regista ha ereditato dalla sua fascinazione per l’espressionismo tedesco degli anni ’10 e ’20 del XX secolo (iconica la scena del cadavere nel fiume i cui capelli si fondono con le alghe).

Magistrale inoltre l’utilizzo della camera – ci sono inquadrature e tecniche di montaggio che rivedremo solo parecchio più avanti nel cinema americano – e l’utilizzo di effetti scenici che riescono a dare credibilità persino a scene d’azione girate in studio e che oggi verrebbero realizzate con l’ausilio della computer grafica.

Il mancato riscontro del pubblico dell’epoca ha impedito a Laughton di realizzare un sequel già preventivato (Il nudo e il morto) e impedito persino di continuare la su carriera come regista. La rivincita è arrivata solo con il tempo, il film è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry nel 1992, è stato eletto tra i 100 film più avvincenti della storia dall’American Film Institute e si trova addirittura al secondo posto della classifica dei migliori film del XX secolo redatta da Cahier du Cinema.

Fabio Scapellato

Sono laureato in Lingue, percorso Scienze per la comunicazione internazionale. Appassionato di giornalismo sin dal Liceo, scrivo da anni per blog, siti e testate giornalistiche e sono da diverso tempo giornalista pubblicista. Ho una passione smodata per il calcio e per gli sport in generale con preferenza per il Basket, la MotoGp, il Tennis e la Pallavolo. Amante del cinema d’autore, consumo nel tempo libero vagonate di serie tv, film, videogame e libri. Ritengo che la forma di narrazione più completa che ci sia oggi sia quella videoludica, anche se, come ogni medium giovane, deve ancora superare il preconcetto della massa.

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