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Spiegare Omero dal red carpet: la lezione di Lupita di cui nessuno sentiva il bisogno

Published by
Marta Zelioli

Lupita Nyong’o accusa Omero di non dare spazio alle donne, ignorando la secolare Questione Omerica e la forza di figure come Penelope e Atena

“Ad ognuno il suo mestiere”, mai frase fu più vera. Mai affermazione fu più degna, purtroppo, di essere tirata in ballo. Che senso può avere polemizzare su una società lontana anni luce dalla nostra, evocare costumi e abitudini, farne delle colpe e pretendere di poterla giudicare errata perché non corrisponde al vivere odierno?

Spiegare Omero dal red carpet: la lezione di epica di cui nessuno sentiva il bisogno – Cinema.it

Quanto può essere scorretto, senza senso e com’è possibile non accorgersi che tutto questo venga generato solo per dare adito a sterili polemiche? Che lasciano per altro il tempo che trovano e svaniscono nel nulla dopo poche settimane lasciando solo un imbarazzante ricordo dietro di loro.

Vi era un tempo in cui la gente faceva di necessità virtù ed era costretta a prodigarsi in mille impieghi, per poter sbarcare il lunario, vi è ora un tempo diverso (dalla padella alla brace), quello in cui tutti sono convinti e pensano di poter fare qualunque lavoro. Questo non per necessità, forse per noia, per ripicca, per qualche forma di ritorsione nei confronti dell’universo.

Non si tratta di un lavoro qualunque, si tratta del complesso e sfaccettato mestiere dell’opinionista trasversale. Puoi essere un esperto di calcio durante i mondiali, un medico virologo durante una pandemia, un economista o un geopolitico in tempi di guerra. Oppure un esperto di epica fuso con un cinefilo fuso con un libero pensatore indignato. Questa creatura con due teste e tre code si aggira libera nelle ultime settimane e… non sembra volersi placare.

Si tratta di esemplari che esigono dire la loro opinione sempre e comunque, complici anche i social che come diceva quel grand’uomo di Umberto Eco: “Con i social viene data la parola a legioni di imbecilli”. Caro Umberto Eco non sai quanto sia peggiorata la situazione.

Da dove sono giunti questa volta? Da quale budello li ha estratti Christopher Nolan? Il regista ha scosso il vaso di Pandora e ci ha regalato quelli che: “Io con Omero andavo fuori a cena, era educato, salutava sempre… però con le donne non si trovava”.

Nessuno tocchi Omero

Non esiste un film di Nolan che non venga accompagnato da un’ondata di polemiche, aspettative, rumors senza senso e bordate di commenti inopportuni che ti fanno seriamente (personalmente) passare la voglia di andare al cinema.

È sempre accaduto, non ci troviamo di fronte al primo caso di effetto pre-Nolan, questa volta, tuttavia, la seccature sono molteplici. Non si tratta solo del consueto antipasto prima di un film del regista britannico, questa volta è accompagnato dal caos dovuto al materiale che ha preteso di utilizzare: un’opera d’arte letteraria. Non una qualunque: il testo fondante della tradizione culturale e letteraria occidentale ed europea, L’Odissea.

Siamo partiti dalle polemiche per l’uso dell’inglese ‘spiccio’, siamo passati per la scelta di Lupita Nyong’o come Elena di Troia, quindi sulla polemica di Elliot Page come Achille, ipotesi poi rivelatasi errata.

Perché non ci saranno influencer alla prima di ‘The Odyssey’ (foto screen YouTube) – Cinema.it

Se alla prima questione riguardante la guerra linguistica Nolan ha risposto in queste ore dicendo che ha preferito “raccontare il mito in modo naturale” per quanto riguarda la scelta dell’attrice, messicana e originaria del Kenya, Lupita Nyong’o le motivazioni sono legate al fatto che, essendo un’opera mitologica si è liberi di scegliere chi la deve interpretare.

Come se i miti letterari non avessero un’identità.

Questa decisione ha lasciato sgomenti tutti quanti, ma con i giorni sembrava essersi placata e caduta nel dimenticatoio di internet. Un classico velo pietoso steso come un sudario.

Ma sempre per il sacro principio de “al peggio non c’è mai fine” una nuova polemica è sorta, l’attrice ha deciso di dare una spolverata alla questione e dalle ceneri è sorto un altro elemento di disagio.

Il famigerato patriarcato: “In Omero poco spazio alle donne”

E proprio qui torna in ballo il: sei un attore, fai l’attore. Le sue parole in merito sono state:

“Quando leggi l’Odissea e l’Iliade… Pochissimo tempo viene dedicato alla prospettiva delle donne. È tutto raccontato da un punto di vista prettamente maschile, ma questo film si prende il suo tempo per guardare le cose anche dalla prospettiva delle donne. Vediamo Elena e Clitennestra e il modo in cui questa guerra ha avuto effetti su entrambe, e il modo in cui loro rispondono in maniera molto diversa, perché le loro esperienze sono molto diverse”.

Di fronte a tali levate di scudi, sorge spontaneo un dubbio che la filologia moderna non è ancora riuscita a sciogliere: quanta audacia serve per spiegare Omero a Omero? Forse l’attrice ignora che il dibattito su chi abbia effettivamente scritto quei versi – la celebre Questione Omerica – appassiona gli studiosi da secoli, ben prima che il concetto di “prospettiva di genere” venisse declinato a uso e consumo dei social network.

Dietro le quinte di ‘The Odyssey’: come Zendaya ha scatenato la gelosia dei suoi colleghi di set (foto Ansa) – Cinema.it

Tra anacronismi tecnologici, formule fisse nate dall’improvvisazione orale dei cantori e stratificazioni millenarie di canti popolari, l’identità del Poeta è un mosaico talmente complesso che persino il suo nome, Hómēros, potrebbe significare semplicemente “colui che mette insieme”.

C’è infatti chi sostiene, come Aristarco, la tesi di un unico autore in diverse fasi della vita; chi opta per una pluralità di voci della Ionia e chi, fin dall’Ottocento con Samuel Butler, ha persino ipotizzato che l’Odissea fosse stata scritta da una donna della Magna Grecia, data la straordinaria e maniacale sensibilità psicologica, domestica e di potere riservata a figure come Penelope, Circe o Nausicaa.

Insomma, se persino la paternità stessa dell’opera è un enigma storico avvolto nel mistero, pretendere di applicare la lente del moderno attivismo da red carpet a un collage generazionale dell’età del bronzo appare, quantomeno, bizzarro.

Se la cultura diventa un optional

Il punto, purtroppo, è sempre il medesimo: ci vorrebbe un briciolo di cultura anche solo per scegliere quando praticare un dignitoso silenzio. Liquidare uno dei due colossi fondativi della letteratura occidentale come testi deficitari perché non rispondenti ai moderni standard di inclusività significa non aver compreso l’essenza stessa dell’epica.

Non si tratta di difendere un impianto patriarcale, ma di rispettare la storicità e la natura di un’opera che ha visto sette città contendersi i natali del suo leggendario cantore cieco. Trasformare la tragica maestosità di Elena o la vendetta di Clitennestra in un manifesto di rivalsa contemporanea non è “arricchire la prospettiva”, è semplicemente piegare la storia al proprio personalissimo bisogno di egocentrismo ideologico.

Le donne di Omero (quelle vere)

Per non parlare del fatto che, a ben guardare la pagina scritta anziché i riassunti da bignami, l’Odissea è letteralmente dominata da figure femminili di una potenza e di una centralità schiacciante.

Pensare che il genere femminile sia stato messo all’angolo significa ignorare che il vero motore immobile dell’intera vicenda è una divinità donna, Atena, che tesse le fila del destino di Ulisse con un’astuzia e un’autorità che nessun uomo nel poema possiede. E che dire di Penelope? Non certo una vittima passiva, ma una stratega formidabile capace di tenere in scacco un intero regno per vent’anni con l’arma dell’intelletto.

La svolta radicale di Universal: solo la critica tradizionale per il kolossal di Nolan (foto screen YouTube) – Cinema.it

Intorno a loro ruota un universo di donne straordinariamente autonome e sfaccettate: dalla semidivina Circe, che domina la natura e gli uomini, alla travolgente Calipso, fino alla freschezza determinata della giovane Nausicaa, la prima a soccorrere l’eroe naufrago con una maturità da fare invidia ai sovrani più navigati. Omero – o chi per esso – ha dipinto donne complesse, intelligenti e incredibilmente influenti, capaci di muovere i fili della storia molto più dei loro omologhi maschili, spesso descritti con un pizzico di ironia o debolezza.

Ridurre questo monumentale affresco di personalità a un “problema di spazio e di prospettiva maschile” non è solo un errore storico; è l’ennesima dimostrazione di come la fretta di salire in cattedra faccia perdere di vista la grandezza dell’opera che si ha la pretesa di interpretare.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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