In un’epoca dominata da sequel e reboot, una prestigiosa classifica incorona l’opera che ha trasformato la ricerca dell’anima gemella in un incubo distopico e geniale
In un panorama cinematografico contemporaneo che sembra sempre più saturo di remake, sequel commerciali e franchise rassicuranti, il pubblico avverte il disperato bisogno di storie capaci di osare, di graffiare e di scardinare le regole della narrazione tradizionale. Fortunatamente, l’audacia artistica non è del tutto svanita. A tracciare una linea di confine tra la pigrizia industriale e il genio visionario ci ha pensato la celebre testata Collider, che ha recentemente pubblicato una prestigiosa classifica dedicata ai “10 film più originali degli ultimi 15 anni”.

La selezione ha preso in esame opere insolite e acclamate che hanno profondamente segnato l’immaginario recente, tra cui spiccano titoli del calibro dell’horror geopolitico Get Out (2017), il trionfatore agli Oscar Parasite (2019), il tesissimo Barbarian (2022) e l’onirico I Saw the TV Glow (2024). A conquistare il gradino più alto del podio, aggiudicandosi il titolo di pellicola più originale prodotta a partire dal 2011, è stato però The Lobster, il capolavoro del 2015 diretto dal regista greco Yorgos Lanthimos. Un riconoscimento ampiamente giustificato dalla critica internazionale, come testimoniano i punteggi altissimi registrati sulle piattaforme di riferimento (87% su Rotten Tomatoes e 82% su Metacritic).
L’opera, sceneggiata a quattro mani dal regista insieme al suo storico collaboratore Efthimis Filippou, è ambientata in un futuro distopico dove i single, per legge, vengono reclusi in un hotel con l’obbligo di trovare un partner entro quarantacinque giorni, pena la trasformazione permanente in un animale a loro scelta. Attraverso una regia spietata, dialoghi asettici e immagini prive di compromessi, The Lobster imbastisce una satira ferocissima contro le convenzioni sociali e contro l’ossessione occidentale secondo cui la realizzazione e la felicità di un individuo possano realizzarsi unicamente all’interno di una relazione sentimentale.
Il metodo Lanthimos: l’assenza di prove e il calore della freddezza clinica
A distanza di anni dal debutto, l’attore protagonista Colin Farrell – che nel film prestò il volto al malinconico David – è tornato a riflettere sui significati reconditi e sulle bizzarre dinamiche che hanno accompagnato la genesi di questo cult. Farrell ha tenuto a precisare che l’intento dei registi non era quello di lanciare un messaggio univoco o una morale didascalica: la sceneggiatura nasce per essere aperta a molteplici interpretazioni.
Se da un lato è evidente la critica alla pressione asfissiante che la società esercita per spingere le persone a formare una coppia a tutti i costi, dall’altro emergono con forza anche i paradossi e i conflitti interni al dogma opposto, ovvero quello dell’isolamento e del vivere da soli a ogni costo.

Al di là della potenza tematica della storia, l’attore irlandese ha ricordato l’esperienza sul set come qualcosa di straordinario e completamente alieno rispetto ai suoi standard lavorativi dell’epoca. Lanthimos, infatti, impose una direzione artistica radicale che destabilizzò inizialmente il cast: durante la produzione non vennero effettuate prove, né furono mai permesse discussioni psicologiche sul background dei personaggi o sulla direzione della trama.
Questo approccio così rigido ha dato vita a un’esperienza immersiva ma declinata in un modo insolitamente clinico. Eppure, secondo Farrell, proprio in quella totale e geometrica freddezza si celava una sorprendente e bizzarra sensazione di calore umano, un’alchimia unica che ha spinto l’attore a stringere un legame duraturo con il regista greco, con cui sarebbe tornato a collaborare nel successivo e altrettanto disturbante Il sacrificio del cervo sacro (Killing of a Sacred Deer).





