Elvis Presley è indiscutibilmente un sovrano in ambito musicale. Nessuno è come Elvis, nemmeno Elvis stesso perché poteva essere molto, molto di più, sembra impossibile ma è così.
Il suo agente il famigerato Colonnello Tom Parker, ha sentito subito odore di soldi quando ha visto il ragazzo di Tupelo esibirsi la prima volta e non ha esitato ad accaparrarsi l’artista e a tenerlo legato a sé mani e piedi per 20 anni.
Elvis in ambito cinematografico ha fatto film mediocri, tutti finalizzati a farlo cantare e tutti con il solo obiettivo di fare soldi, si trattava di prodotti commerciali molto leggeri con delle trame il più delle volte, insulse. Ogni anno viene riproposto nel periodo di Natale, puntuale come ‘Una poltrona per due’ il film ‘Blue Hawaii’ che riassume bene la produzione cinematografica di Elvis Presley: un po’ maliziosa un po’ ironica, ma sempre irresistibile, proprio perché c’è lui.
Pochi giorni fa, l’8 di gennaio, Elvis avrebbe compiuto 91 anni e chissà magari ci sarebbe potuto arrivare se avesse avuto una vita più moderata e con meno scossoni. Non è andata così ma ogni anno la sua folta ed eterna schiera di fan lo ricorda, il giorno della nascita e il giorno della morte (il 16 agosto), perché Elvis in fin dei conti non se n’è mai andato.
Elvis ha realizzato una serie di film di qualità trascurabile, con trame molto fragili e senza alcuna profondità. Eppure sapeva recitare. ‘La via del male’ (King Creole) è spesso giustamente citato come il miglior film di Presley. Ambientato a New Orleans, vede Elvis nei panni di Danny Fisher, impegnato a sostenere la sua famiglia mentre flirta con la microcriminalità prima di essere risucchiato sempre più a fondo nel sordido mondo criminale.
Con un minaccioso Walter Matthau e la felina Carolyn Jones nel ruolo dell’amore di Danny, il film è cupo, complesso ed era il preferito di Elvis. Sebbene sia famoso per canzoni come “Trouble” e “Hard Headed Woman”, all’inizio del film c’è un duetto trascurato in cui Elvis canta insieme a un venditore ambulante nero. È una canzone che sottolinea le radici di Elvis e il suo enorme debito nei confronti della musica afroamericana.
La maggior parte dei suoi film migliori risalgono ai suoi esordi, con ‘Il delinquente del rock and roll’ (Jailhouse Rock) del 1957, unico film di Elvis Presley ad essere aggiunto al National Film Registry. Ci sono un paio di ruoli drammatici non canori, ma gli studios erano ansiosi di sfruttare il suo fascino come star del canto e dal 1961 gli vennero offerti solo ruoli canori. Sebbene le Hawaii fossero la sua destinazione più popolare, Elvis è stato anche visto mentre combatte in Germania in ‘Cafè Europa’ (G.I. Blues) mentre si diverte a Seattle in ‘Bionde, rosse, brune…’ (It Happened at the World’s Fair) e mentre si diverte sulle spiagge brasiliane ne ‘L’idolo di Acapulco’ (Fun in Acapulco).
In ‘Viva Las Vegas’, Elvis interpreta un pilota automobilistico che deve accettare un lavoro come cameriere in un hotel. La trama potrebbe presentare qualche incrinatura, ma la sintonia sullo schermo tra Elvis Presley e Ann Margaret è infallibile. Lei lo eguaglia in fascino disinvolto e sensualità spontanea, e il film contiene alcuni numeri di danza favolosi.
Elvis ebbe successo anche in TV, in particolare all’Ed Sullivan Show, mentre l’’Elvis Comeback Special’, trasmesso nel 1968, mostra Elvis, in pelle nera, che esegue i suoi numeri più famosi. È affascinante, divertente, rilassato e bello come sempre. ‘Aloha from Hawaii’ fu trasmesso in diretta nel 1973 e fu visto da oltre un miliardo di spettatori.
Ma una delle apparizioni cinematografiche più fenomenali di Elvis è stata il documentario ‘Elvis: That’s the Way It Is’, che riprende Elvis e i suoi musicisti mentre si preparano e si esibiscono ai concerti di Las Vegas nel 1970. La sua performance è sensuale, divertente e gioiosa, in particolare le riprese delle prove, se vi manca nel vostro elenco rimediate prime possibile.
Il Colonnello Tom Parker, l’agente di Elvis per 20 anni, fino alla morte dell’artista, avrà sicuramente anche fatto qualcosa di buono per lui, ma quello che salta più all’occhio è ciò che non ha fatto. È un dibattito che va avanti da anni, da quando Elvis ci ha lasciato. A detta delle cronache, le occasioni che Elvis ha perso per colpa dell’avidità di Parker sono diverse. Le più eclatanti sono quelle riguardanti i ruoli in cinque importanti film: ‘A Star Is Born’, ‘West Side Story’, ‘Il grinta’, “Butch Cassidy and the Sundance Kid” e ‘Un uomo da marciapiede’. E ve ne sono molti altri.
Tuttavia non tutti danno la colpa al Colonnello Parker, alcuni dicono che il fatto di avere una doppia carriera, cioè quella musicale e quella cinematografica, lo abbia in qualche modo ‘compromesso’ da un lato, ovvero quello dei cinema. Si sono fatti paragoni con altri attori grandi cantanti come Frank Sinatra e Bing Crosby che hanno dovuto attendere l’età matura per poter interpretare ruoli di un certo spessore.
Sinatra aveva 37 anni quando lavorò al film ‘Da qui all’eternità’ e questo arrivò dopo molti ruoli leggeri a fargli da background. Probabilmente l’aver raggiunto il successo in ambito canoro tanto rapidamente aveva anche creato in Elvis delle aspettative analoghe per quanto riguarda la recitazione.
Tutta questa analisi non cancella comunque il fatto che il Colonnello abbia rifiutato per Elvis il ruolo nei cinque film sopra citati. Un altro aspetto di cui tenere conto è il fatto che Elvis non frequentava moltissimo Hollywood e soprattutto in quel periodo storico, conoscere l’ambiente era di vitale importanza, tra party ed eventi mondani. Anche questo aspetto veniva gestito dal Colonnello Parker, quindi il cerchio si chiude sempre su di lui, sull’agente che manipolava totalmente la vita di Elvis.
Ci sono tanti forse, se il Colonnello non ci fosse stato, se Elvis fosse stato più determinato nel suo impegno come attore, se, se, se… l’unico dato certo, incontrovertibile, l’unico su cui nessuno può muovere bocca è l’aspetto canoro. Le canzoni di Elvis sono leggenda ancora ai giorni nostri, originali o rimasterizzate, quando si sente una voce profonda, calda e sensuale è Elvis.
Non esiste una canzone “migliore”, dipende dalle preferenze, ma tra i candidati più spesso citati ci sono “Can’t Help Falling in Love” (Blue Hawaii) per il suo romanticismo senza tempo, “Jailhouse Rock” per la sua interpretazione iconica e il remix di “A Little Less Conversation” (Live a Little, Love a Little) per la sua sorprendente rinascita, mentre alcuni preferiscono brani più profondi come “In My Way” (Wild in the Country) o il film stesso, King Creole, come sua migliore opera cinematografica.
Can’t Help Falling in Love (da Blue Hawaii) è diventata una ballata simbolo, nota per la sua bellezza e il suo utilizzo in scene romantiche. Jailhouse Rock (da Jailhouse Rock) è famosa per la sua coreografia energica e per essere un’interpretazione definitiva di Elvis. A Little Less Conversation (da Live a Little, Love a Little) ha raggiunto un’enorme fama mondiale decenni dopo, dopo un remix di Junkie XL per Ocean’s Eleven.
In definitiva la canzone migliore di Elvis dipende da te, da quella che ti fa sussultare e battere il cuore più rapidamente, quella è la tua. Tanto se si parla di Elvis vai sempre sul sicuro.
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