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Attori

La Musa Oscura che ha stregato la penna di Stephen King

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Marta Zelioli

Esistono attori che interpretano un personaggio e attori che, invece, lo possiedono così profondamente da riscrivere l’immaginario di chi l’ha creato. Nel vasto e terrificante universo di Stephen King, popolato da pagliacci assassini, alberghi senzienti e poteri extrasensoriali, c’è un volto che è riuscito a fare l’impossibile: uscire dalle pagine di un libro per insediarsi stabilmente nella mente del Re del Brivido.

Tutto ebbe inizio con un’ossessione, quella di un’infermiera solitaria in una casa isolata tra le nevi. Ma quando quella donna prese vita sul grande schermo nel 1990, King non vide solo una trasposizione fedele; vide una forza della natura capace di oscillare tra la fragilità domestica e una violenza ferina con un semplice battito di ciglia.

La Musa Oscura che ha stregato la penna di Stephen King (foto Ansa) – Cinema.it

Quell’interpretazione fu così magnetica, così disturbante e autentica, che lo scrittore del Maine smise di immaginare i suoi futuri protagonisti come entità astratte. Iniziò a scriverli avendo già in mente un ritmo, una voce e una fisicità ben precisi. Quella “Musa Oscura”, capace di trasformare l’inchiostro in carne e brividi, ha un nome che oggi è sinonimo di eccellenza cinematografica: Kathy Bates.

L’effetto Bates: come Kathy è diventata l’ispirazione per l’orrore di King

Il legame tra lo scrittore e l’attrice è andato ben oltre il successo e l’Oscar ottenuti con ‘Misery non deve morire. King, profondamente colpito dal talento della Bates, decise di onorarla “cucendole” addosso due ruoli che avrebbero segnato la sua produzione degli anni ’90, trasformandola nella sua interprete d’elezione.

Il primo grande omaggio fu Dolores Claiborne (pubblicato in Italia come L’ultima eclissi). King ha ammesso più volte di aver scritto l’intero romanzo avendo in mente esclusivamente Kathy Bates. A differenza della follia di Annie Wilkes, Dolores è un personaggio tragico, una donna indurita dai segreti e da una vita di stenti, ma dotata di una resilienza d’acciaio. Quando il libro approdò al cinema nel 1995, la Bates tornò a vestire i panni di una creatura di King, regalando una performance struggente che confermò l’intuizione dell’autore: nessuno poteva incarnare la forza ruvida delle donne del Maine meglio di lei.

L’effetto Bates: come Kathy è diventata l’ispirazione per l’orrore di King (foto screen YouTube) – Cinema.it

Ancora più emblematica è la scelta legata alla miniserie televisiva del 1994, adattamento del capolavoro L’ombra dello scorpione (The Stand). Nel romanzo originale, il personaggio di Ray Flowers era un uomo. Tuttavia, King era così desideroso di coinvolgere nuovamente la sua musa che decise di riscrivere appositamente la parte. Il personaggio venne trasformato in Rae Flowers, la coraggiosa direttrice di una stazione radiofonica, permettendo alla Bates un cammeo indimenticabile. È uno dei rari casi in cui un autore modifica la propria opera omnia per pura ammirazione verso un’attrice.

Kathy Bates è riuscita in un’impresa che pochi altri attori possono vantare: dare un’anima e un corpo alle paure più profonde di Stephen King, dimostrando che l’orrore più efficace non ha bisogno di mostri, ma di un talento immenso capace di scrutare nell’oscurità dell’animo umano.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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