Il “golden boy” di Hollywood, Timothée Chalamet, oggi in lizza per l’Oscar con ‘Marty Supreme’, ha finalmente rotto il silenzio sul cineasta che ha cambiato per sempre la sua visione del cinema.
Non è da tutti poter vantare, a soli trent’anni, un curriculum che sembra una guida ai migliori autori del cinema contemporaneo. Timothée Chalamet, l’attore che è riuscito nell’impresa di eguagliare il record di Marlon Brando come più giovane interprete a ottenere tre nomination all’Oscar, è oggi l’uomo del momento.
Mentre il mondo attende di sapere se la sua interpretazione in ‘Marty Supreme’ gli regalerà finalmente la statuetta, Chalamet si è concesso una lunga riflessione sulle radici del suo talento. Nel corso della sua ascesa fulminea, lo abbiamo visto muoversi con grazia tra l’estetica europea di Luca Guadagnino, la potenza visiva di Denis Villeneuve e la sensibilità pop di Greta Gerwig. Eppure, nonostante le collaborazioni con i giganti del settore, c’è un nome che brilla più degli altri nel cuore dell’attore.
In una recente e intima conversazione con il collega Matthew McConaughey ai microfoni di Variety, Chalamet è tornato indietro nel tempo, ripercorrendo i giorni in cui era “solo” un giovane studente con un sogno immenso. Il legame con questo misterioso mentore risale a una pellicola che ha segnato un punto di svolta non solo per la fantascienza moderna, ma per la vita stessa di Timothée. “Ho imparato da lui tanto quanto ho imparato da te”, ha confessato rivolgendosi a McConaughey, ricordando l’atmosfera quasi mistica che si respirava su quel set.
La rivelazione, che arriva quasi come una dichiarazione d’amore professionale, punta dritta verso l’uomo dietro capolavori come ‘Inception’ e il recente trionfatore agli Oscar ‘Oppenheimer’ e che negli ultimi mesi è tornato sulla bocca di tutti per la lavorazione di ‘The Odyssey’. Per Chalamet, infatti, il “regista preferito fino ad oggi” non può che essere Christopher Nolan.
Nonostante abbiano condiviso un solo set — quello appunto di ‘Interstellar’, dove l’attore ricopriva un ruolo secondario — l’impatto del regista britannico è stato totale. “Il Cavaliere Oscuro mi ha fatto venire voglia di recitare”, ha spiegato Chalamet, descrivendo il lavoro di Nolan come qualcosa di “sacro”. Un’esperienza così profonda e formativa da rendere quasi impossibile, per lui, il ritorno alla normalità della vita universitaria dopo aver visto il “terreno sacro” su cui Nolan costruisce i suoi mondi.
Christopher Nolan torna a ritorna continuamente, è sulla bocca di attori, degli altri registi, dei suoi fan che attendono ogni suo film come se fosse un momento mistico, a volte esaltandolo ancor prima dell’uscita nei cinema, senza nemmeno averlo visto, si chiama effetto Nolan, come se fosse Re Mida, ogni film che tocca diventa oro. A prescindere.
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