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Da un “no” a un capolavoro: il matrimonio impossibile tra Sergio Leone e Robert De Niro

Published by
Marta Zelioli

Sergio Leone e Robert De Niro, una delle coppie d’oro di Hollywood che ci ha regalato un sogno bellissimo, chiamato ‘C’era una volta in America’. Come si è costruito il loro legame e quanto è stato difficile metterlo insieme

Nel mondo del cinema bisogna imparare a non dare nulla per scontato, il ‘matrimonio’ Leone / De Niro è una di queste. Non fu tanto semplice per loro due lavorare insieme, il corteggiamento del regista partì da molto lontano e vide dei momenti di frustrazione non indifferenti.

Da un “no” a un capolavoro: il matrimonio impossibile tra Sergio Leone e Robert De Niro (foto Ansa) – CInema.it

Il primo contatto non fu affatto idilliaco. Leone voleva De Niro già per ‘Giù la testa’ (1971). L’attore era all’inizio della sua ascesa e rifiutò la parte. Leone, noto per il suo carattere fumantino, non la prese bene, per altro diceva sempre che i registi erano dei domatori, che era tutto un grande circo e che con gli attori bisognava utilizzare una frusta (metaforica si capisce) per poterli domare.

Tuttavia capì subito che quel giovane attore aveva la “faccia” giusta per il cinema che aveva in mente: una maschera capace di contenere secoli di storia.

Sergio Leone e Robert De Niro: il dietro le quinte di un sodalizio leggendario

Sergio Leone non ha semplicemente diretto film, ha riscritto il codice genetico del cinema d’azione e del western, trasformando un genere di consumo in pura arte operistica. Introducendo il concetto di “Antieroe”, ha sostituito il cavaliere senza macchia con personaggi sporchi, cinici e mossi dal denaro, influenzando registi come Tarantino e Scorsese. Leone ha realizzato solo sette film ma sono bastati per lasciare un’impronta indelebile nella storia del cinema.

La sua rivoluzione estetica si fonda sul contrasto estremo tra il primissimo piano (il dettaglio dello sguardo) e il campo lunghissimo, dilatando il tempo narrativo fino a renderlo una tensione insostenibile. Ha elevato la colonna sonora, grazie al sodalizio con Ennio Morricone, da semplice sottofondo a protagonista assoluta, capace di guidare il montaggio e il ritmo delle scene. Con la Trilogia del Tempo, culminata in ‘C’era una volta in America’, ha infine dimostrato che il cinema può farsi memoria e poesia malinconica, elevando il mito americano a tragedia universale.

Sergio Leone e Robert De Niro: il dietro le quinte di un sodalizio leggendario (foto Ansa) – Cinema.it

Sembra quindi incredibilmente che inizialmente De Niro possa avergli detto di no: il corteggiamento del regista nei confronti dell’attore durò ben 10 anni. Quando finalmente iniziarono a parlare seriamente di ‘C’era una volta in America’, Leone invitò De Niro a cena a Roma, il regista passò tutta la serata a osservarlo mangiare, muoversi e fumare, quasi senza parlare del copione. Voleva capire se Bob avesse quel tipo di silenzio magnetico necessario per interpretare Noodles. Alla fine della cena, Leone disse: “Lui non recita, lui è il personaggio anche quando taglia la carne”.

Robert De Niro e Sergio Leone: anatomia ‘C’era una volta in America’, due menti per un capolavoro

Spesso si pensa che gli attori si limitino a recitare la loro parte, aggiungendo magari qualche sfumatura al momento di pronunciare la loro battuta o inserendo qualche chicca non presente nel copione. Ci sembra che questo possa essere anche tanto, e probabilmente lo è per un attore mediocre.

Robert De Niro e Sergio Leone: anatomia ‘C’era una volta in America’, due menti per un capolavoro (foto Ansa) – Cinema.it

Robert De Niro che attore mediocre proprio non è, in ‘C’era una volta in America’ mise molto del suo. Inizialmente il rapporto con Leone, già come detto più sopra, nato non proprio il modo semplicissimo, non fu simbiotico. De Niro è un attore di metodo, che vuole capire il significato di ogni movimento mentre Leone era un regista visionario e istintivo all’inizio era spiazzato dalle mille domande di De Niro. Eppure, finì per adorarlo proprio per quella precisione maniacale, definendolo “un chirurgo dell’anima”.

Ad esempio De Niro fu fondamentale per convincere Leone che il film dovesse coprire tre epoche diverse. Per le scene di Noodles anziano, De Niro passava ore al trucco, ma non era soddisfatto. Fu lui a suggerire a Leone di non puntare solo sul lattice, ma sullo sguardo: “Sergio, un vecchio non si vede dalle rughe, ma da come cammina e da quanto è stanco il suo occhio”. Quella riflessione cambiò il modo in cui Leone girò i primi piani del finale.

La loro relazione da tesa e distaccata divenne intima e confidenziale, Leone chiamava De Niro ‘Bobberino’ e l’attore chiamava il regista semplicemente Sergio, che infine disse del suo interprete: “De Niro è un attore che non ha bisogno di parlare. Gli basta socchiudere gli occhi per raccontare cinquant’anni di vita”. È la sintesi perfetta del loro rapporto: poche parole, grandissimo cinema.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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