Dalle celebrazioni del cinema alle scuse pubbliche: la dolorosa verità dietro una delle trilogie più famose della storia del cinema d’autore
Il rapporto tra l’evoluzione della sensibilità contemporanea e la tutela dei minori sui set del passato sta spingendo l’industria cinematografica a fare i conti con i propri lati più d’ombra.

In una decisione che promette di segnare un precedente storico per il cinema d’autore internazionale, il celebre regista tedesco Wim Wenders ha annunciato il ritiro immediato e definitivo dalla circolazione del suo acclamato film del 1975, Falso movimento (The Wrong Move). Il provvedimento, drastico e senza precedenti per un’opera di tale rilievo critico, è arrivato in seguito alle dure e dolorose dichiarazioni pubbliche della protagonista Nastassja Kinski, che all’epoca delle riprese aveva appena 13 anni ed era al suo debutto assoluto davanti alla macchina da presa.
Per anni l’attrice ha chiesto invano al regista di intervenire in cabina di montaggio per tagliare una controversa e ipersessualizzata sequenza in cui compariva in topless, una richiesta rimasta a lungo inascoltata ma che ha trovato una forte eco nelle sue recenti confessioni rilasciate al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung. La Kinski ha spiegato che, nonostante la giovanissima età, avesse già allora la netta percezione che qualcosa in quella situazione non fosse corretto, sottolineando con amarezza come Wenders, essendo il suo primo regista, avrebbe dovuto proteggerla anziché esporla a una simile e precoce sessualizzazione.
La risposta dell’ottantenne regista non si è fatta attendere, segnando un momento di piena e incondizionata assunzione di responsabilità per quanto accaduto sul set oltre mezzo secolo fa. Attraverso una nota ufficiale, Wenders ha riconosciuto apertamente che l’attrice avrebbe meritato una tutela ben superiore durante la lavorazione, porgendo le sue scuse più sincere e senza riserve a Nastassja. Di conseguenza, la pellicola è stata ufficialmente rimossa da ogni forma attuale di distribuzione ed esibizione, e tutti i partner commerciali, comprese le piattaforme di streaming e le emittenti televisive, hanno ricevuto l’ordine tassativo di revocare l’accesso pubblico all’opera.
Dallo spirito del tempo alla condanna del trauma
Questo drastico epilogo rappresenta il culmine di una riflessione che lo stesso Wenders aveva iniziato a esplicitare pubblicamente pochi giorni prima. Durante la cerimonia dei German Film Awards, dove ha ricevuto un prestigioso premio alla carriera, il regista aveva speso parole di profonda ammirazione per la Kinski, ammettendo apertamente che oggi non girerebbe mai più una scena del genere. Pur tentando di contestualizzare l’accaduto, spiegando che le azioni del se stesso ventinovenne di allora erano figlie di un’epoca specifica e del desiderio di catturare lo zeitgeist, lo spirito del tempo degli anni Settanta, il cineasta ha compreso che le ragioni artistiche non possono in alcun modo giustificare il trauma prolungato della sua interprete.

La decisione di bloccare la circolazione di Falso movimento mutila di fatto una delle opere più importanti della cinematografia europea del dopoguerra. Il film costituisce infatti il secondo capitolo della celebre “trilogia della strada” di Wenders, un trittico fondamentale per il Nuovo Cinema Tedesco ambientato interamente nella Germania Ovest, racchiuso tra Alice nelle città del 1974 e Nel corso del tempo del 1976.
Nonostante la gravità di quel primo e traumatico incontro professionale, il sodalizio artistico tra Wenders e la Kinski è proseguito negli anni successivi, portando alla nascita di pietre miliari della storia del cinema come il monumentale Paris, Texas nel 1984 e Così lontano così vicino nel 1993, e i due erano apparsi apparentemente sereni e uniti sul red carpet degli European Film Awards a Berlino.
Oggi, l’attrice, giunta all’età di 65 anni, ottiene finalmente la giustizia e il rispetto richiesti per decenni, costringendo il mondo del cinema a riflettere su come l’integrità e la tutela dell’individuo debbano sempre prevalere sul valore intoccabile dell’opera d’arte.





