Un annuncio alla radio, il panico a bordo e le scialuppe di salvataggio. Richard Dreyfuss confessa il momento in cui il cast de Lo squalo ha temuto il peggio
La storia del cinema è ricca di produzioni titaniche entrate nel mito non solo per il loro successo commerciale, ma per i set proibitivi e le imprese al limite del possibile che cast e troupe hanno dovuto affrontare. Il prototipo assoluto di questa categoria rimane Lo squalo (Jaws), il capolavoro del 1975 che consacrò il genio di Steven Spielberg.
Tra i malfunzionamenti cronici del predatore meccanico e le riprese in mare aperto che mettevano a dura prova i nervi di tutti, la lavorazione della pellicola fu una vera e propria odissea. A distanza di oltre cinquant’anni, i protagonisti continuano a snocciolare aneddoti incredibili su quei mesi sospesi sull’acqua.
L’ultima succosa rivelazione arriva direttamente da Richard Dreyfuss, l’indimenticabile interprete dell’oceanografo Matt Hooper. In una recente intervista rilasciata alla rivista Route, l’attore settantottenne ha voluto ricordare un momento di autentico terrore vissuto a bordo dell’Orca, la celebre imbarcazione usata per la caccia al mostro. Durante una giornata di riprese, una voce gracchiante alla radio diffuse un annuncio d’emergenza: la nave stava imbarcando acqua e rischiava di colare a picco nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico.
Mentre lo stuntman Freddy Zendar prendeva prontamente il timone per tentare una manovra disperata, sul ponte si scatenò il caos più totale. Tecnici e membri del cast iniziarono a spingersi per calare in mare le scialuppe di salvataggio, sotto le urla incessanti di uno sbarbato ma già autoritario Spielberg che ordinava di dare la priorità assoluta agli attori per metterli in salvo. In quel clima di panico collettivo, Dreyfuss cercò per primo di aiutare un anziano fonico di settant’anni, ma a catturare la sua attenzione fu l’assurda e cinematografica reazione del cacciatore di squali in persona.
Secondo il vivido racconto di Dreyfuss, Robert Shaw — il leggendario interprete dello spietato capitano Quint — decise che se il destino aveva stabilito che quella fosse la sua ultima ora nell’Atlantico, lui avrebbe affrontato l’abisso alle sue personali condizioni di impeccabile dandy britannico.
Senza scomporsi minimamente, mentre intorno a lui si incrociavano freneticamente decine di scialuppe, l’attore si abbottonò con cura la camicia e i polsini, si sistemò con precisione il cappello sulla testa e si mise in piedi a prua, immobile, con le braccia incrociate a fissare l’orizzonte come se stesse recitando su un palcoscenico teatrale.
Quell’episodio non fa che confermare il carattere spigoloso, carismatico e assolutamente imprevedibile di Shaw, un uomo che amava vivere ogni istante della sua vita con un’intensità quasi agonistica. Suggerito a Spielberg dai produttori Dick Zanuck e David Brown, che erano rimasti folgorati dalle sue interpretazioni in Un uomo per tutte le stagioni e nel capitolo bondiano A 007, dalla Russia con amore, Shaw si rivelò un gigante sul set ma anche una spina nel fianco per la gestione quotidiana della disciplina.
Lo stesso Spielberg ha ricordato in passato come l’attore, celebre per la sua competitività esasperata, cercò persino di picchiare violentemente il produttore Zanuck dopo aver perso una accesissima partita a ping-pong durante una pausa delle riprese, venendo trattenuto a stento dalle persone presenti.
Fortunatamente quell’allarme in mare aperto si risolse in un grande spavento e in un aneddoto da tramandare ai posteri, permettendo alla troupe di portare a termine una pellicola che avrebbe ridefinito per sempre il concetto di blockbuster estivo. Il mix di autentico pericolo, improvvisazione e la titanica presenza di attori capaci di sfidare l’oceano con le braccia incrociate ha infuso ne Lo squalo quel realismo magico e drammatico che ancora oggi, a decenni di distanza, rende ogni singola inquadratura una lezione di cinema immortale.
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