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Trentacinque anni di brividi: perché il capolavoro con Anthony Hopkins è il thriller perfetto

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Marta Zelioli

Un primato assoluto che sfida il tempo. Scoprite perché la complessa e inquietante dinamica tra un’agente dell’FBI e un serial killer è stata eletta come il vertice del cinema thriller

Ci sono pellicole capaci di superare i confini del proprio tempo, trasformandosi in pietre miliari immortali che continuano a influenzare generazioni di spettatori e registi. Fin dal suo debutto nelle sale cinematografiche nel 1991, ‘Il silenzio degli innocenti’ (The Silence of the Lambs), magistrale adattamento del romanzo di Thomas Harris diretto da Jonathan Demme, ha collezionato lodi e riconoscimenti in ogni angolo del globo.

Il silenzio degli innocenti, quel dettaglio diabolico che determinò il successo del film (foto Ansa) – Cinema.it

A trentacinque anni di distanza da quella prima volta, il film ha appena ottenuto la consacrazione definitiva, venendo eletto dalla prestigiosa testata Collider come “il thriller più perfetto degli ultimi 50 anni”, superando giganti del genere del calibro di Se7en, Memento e Memorie di un assassino.

Secondo l’analisi che ha portato a questo storico primato, il cuore pulsante che rende l’opera ancora oggi insuperabile risiede nella straordinaria, magnetica e a tratti indecifrabile dinamica psicologica che si instaura tra la giovane recluta dell’FBI Clarice Starling e il brillante quanto spietato dottor Hannibal Lecter. Questo tesissimo dualismo, supportato da una valutazione del 95% sul portale Rotten Tomatoes e dal celebre trionfo agli Oscar del 1992 dove fece incetta dei premi principali, continua a essere studiato come il perfetto ingranaggio di suspense e penetrazione psicologica.

Per comprendere appieno la profondità di questo legame, è affascinante rispolverare le dichiarazioni che la stessa Jodie Foster rilasciò ai microfoni di Entertainment Tonight durante la promozione del film nel 1991. L’attrice, che grazie a quel ruolo conquistò l’Oscar come miglior attrice protagonista, mise in luce come l’arma più letale a disposizione del cannibale interpretato da Anthony Hopkins non fosse la violenza fisica, ma la spaventosa capacità di disarmare la sua interlocutrice leggendone dentro le insicurezze più intime.

Un’intesa profonda basata sulla dignità: il ritratto femminista di Clarice Starling

Nelle sue storiche riflessioni, Jodie Foster spiegò che il modo in cui Lecter riesce a fare breccia nelle difese di Clarice consiste nell’individuare l’unico elemento del passato della ragazza capace di provocarle repulsione verso se stessa. Attraverso uno sguardo intriso di una paradossale e raggelante pietà, il killer riesce a stabilire un contatto che va ben oltre il classico rapporto tra prigioniero e inquirente.

Nonostante la mostruosità dell’uomo, l’attrice ha sottolineato come tra i due personaggi si sviluppi un profondo e reciproco rispetto, legato a un bisogno viscerale di dignità umana le di contatto autentico, che finisce per confondere i confini delle loro rispettive personalità in una forma di intimità totale e sconvolgente.

Anthony Hopkins il prescelto per Hannibal Lecter (foto Ansa) – Cinema.it

L’interprete ha inoltre rivendicato con orgoglio il valore pionieristico e femminista del personaggio di Clarice, descrivendola come l’archetipo perfetto della donna che combatte per salvare altre donne. Starling non si impone attraverso la forza fisica o la spavalderia dei classici eroi d’azione maschili, ma affronta il male assoluto utilizzando esclusivamente l’intelletto, la sensibilità, l’acume emotivo e una vulnerabilità derivante da un passato difficile.

È proprio questo scontro, condotto con le armi del cuore e della mente da una giovane donna alta appena un metro e sessanta, a elevare il film a documento antropologico e capolavoro senza tempo. Il riconoscimento odierno non fa che confermare come la pellicola di Demme non sia semplicemente un resoconto di crimini e indagini, ma una spaventosa e meravigliosa discesa nei territori dell’anima, dove il mostro e l’innocente si riflettono l’uno negli occhi dell’altra, ridefinendo per sempre le regole della paura sul grande schermo.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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