Nella vita di questo regista, il cinema conta più di tutto: il suo film è ora nelle sale ed è considerato un vero capolavoro.
Tra le maestranze dell’industria cinematografica, si distingue senza dubbio la figura centrale e necessaria del regista, fulcro dell’intera opera filmica. Autorità creativa sul set, il regista rappresenta l’autore principale della pellicola e attraverso di essa esprime al pubblico la propria visione artistica.
Per ogni regista, difatti, il cinema può assumere una importanza diversa, fino a diventare una vera emanazione del proprio linguaggio e visione sul mondo. È il caso del cinema autoriale, dove i registi utilizzando la macchina da presa come uno strumento di comunicazione potente, con cui inviare messaggi e denunciare contesti sociali ad una platea di milioni di spettatori.
Nella gamma dei registi contemporanei, si distingue un nome in particolare, per cui il cinema conta più della sua stessa vita. Per questo autore profondo del linguaggio cinematografico, il mezzo filmico rappresenta uno strumento per superare i propri limiti e i regimi imposti dalla stessa società.
Quando si pensa ad un regista il quale ha sacrificato la propria vita al cinema e ha legato la sua storia al mezzo, il pensiero vola inevitabilmente al nome di Jafar Panahi. Con un film capolavoro attualmente nelle sale, il regista iraniano rappresenta oggi una delle figure più complesse all’interno del panorama filmico. Nel corso della sua carriera, Panahi ha deciso di raccontare e denunciare le contraddizioni all’interno della società iraniana, focalizzandosi soprattutto sulla condizione delle donne.
Con pellicole come Il Cerchio, vincitrice del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia del 2000, il regista iraniano ha sacrificato la sua libertà personale per parlare al mondo attraverso il mezzo cinematografico. Nel 2010, difatti, Panahi è stato condannato dallo stesso Governo iraniano con un divieto sulla scrittura e la produzione di film per oltre vent’anni. Di fronte a tali ostacoli, il regista ha continuato la sua lotta sociale girando film con budget ridotti al minimo e mezzi rudimentali, trasformando la sua limitazione in uno stile raffinato e visivamente potente.
Dopo una lunga lotta clandestina al potere, Jafar Panahi torna ora al cinema con il film Un semplice indicente, vincitore della Palma d’oro al 70° Festival di Cannes, nonché primo film da uomo libero. La trama si sviluppa a partire da un incontro casuale: un meccanico crede di riconoscere nel cliente l’ufficiale che lo torturò anni prima in carcere. Da questo incontro, i protagonisti finiranno in una spirale di sanguinosi eventi.
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