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Il duello delle dive: la realtà storica dietro l’odio tra Bette Davis e Joan Crawford

Published by
Marta Zelioli

Scopri la verità documentata sulla rivalità tra Bette Davis e Joan Crawford: dagli scontri sul set di Baby Jane al sabotaggio degli Oscar, un’analisi oltre il mito

La rivalità tra Bette Davis e Joan Crawford non è stata semplicemente una lite tra due donne volubili, ma la collisione inevitabile tra due filosofie antitetiche di sopravvivenza nello star system degli anni ’30 e ’40.

Il duello delle dive: la realtà storica dietro l’odio tra Bette Davis e Joan Crawford (foto screen YouTube) – Cinema.it

Da un lato la Davis, l’attrice di carattere formatasi a teatro, determinata a distruggere la propria immagine estetica pur di raggiungere la verità drammatica; dall’altro la Crawford, la quintessenza della stella del cinema costruita in laboratorio dalla MGM, per la quale la perfezione visiva era l’unico scudo contro l’oblio. Questo scontro non nacque dal nulla, ma fu alimentato da decenni di competizione per gli stessi ruoli, gli stessi registi e, in un caso documentato, per lo stesso uomo.

Il cinema ha spesso romanzato questo odio, ma le fonti dell’epoca, tra cui le biografie di Shaun Considine e le interviste dirette rilasciate alle testate di settore, dipingono un quadro di rispetto professionale profondamente inquinato da insicurezze personali.

Non si trattava di antipatia gratuita, ma di una lotta per lo spazio vitale in un’industria che, superati i quarant’anni, tendeva a scartare le sue icone femminili. La loro collaborazione nel 1962 non fu un gesto di amicizia, ma una lucida operazione commerciale orchestrata per rilanciare due carriere che Hollywood considerava ormai concluse.

Analizzare oggi il loro rapporto significa spogliare la vicenda dagli eccessi del genere “hagsploitation” e guardare ai fatti: le manipolazioni sul set, il sabotaggio psicologico durante la stagione dei premi e la gestione del potere comunicativo. Quella tra Bette e Joan fu una guerra fredda combattuta a colpi di clausole contrattuali e dichiarazioni alla stampa, dove il confine tra realtà e finzione veniva spesso sfumato dalle stesse attrici per mantenere vivo l’interesse del pubblico e dei produttori.

Anatomia di un conflitto: tra ambizione e sabotaggio

Il focus del rapporto conflittuale tra le due dive trova il suo apice documentato durante la produzione di “Che fine ha fatto Baby Jane?”. Sebbene molte leggende parlino di violenze fisiche costanti, i registri di produzione e le testimonianze del regista Robert Aldrich confermano che il conflitto era prevalentemente di natura psicologica e logistica. Joan Crawford, preoccupata per la sua immagine, cercava di apparire più giovane e attraente, mentre Bette Davis insisteva per un trucco grottesco che sottolineasse la decadenza del suo personaggio. Questo contrasto estetico divenne il terreno di battaglia per il controllo creativo della pellicola.

Un episodio confermato riguarda la celebre scena del trascinamento. La Crawford, consapevole dei problemi alla schiena della Davis, si riempì effettivamente le vesti con una cintura da sollevatore pesi zavorrata di piombo, costringendo la collega a uno sforzo fisico debilitante. Non fu un dispetto infantile, ma una ritorsione per un incidente avvenuto poco prima, quando la Davis aveva colpito la Crawford alla testa durante una scena di colluttazione, causandole un taglio che richiese dei punti. Aldrich annotò nei suoi diari come la tensione sul set fosse funzionale alla riuscita del film, ma estremamente logorante per la gestione quotidiana della troupe.

Anatomia di un conflitto: tra ambizione e sabotaggio (foto screen YouTube) – Cinema.it

Il punto di rottura definitivo, tuttavia, non avvenne sul set, ma nella notte degli Oscar del 1963. Le cronache dell’Academy confermano il meticoloso piano di sabotaggio orchestrato dalla Crawford. Non essendo stata nominata, Joan contattò sistematicamente le altre candidate (Anne Bancroft, Geraldine Page, Shirley MacLaine) offrendosi di ritirare il premio per loro se impossibilitate a partecipare. Il suo obiettivo era privare la Davis del suo momento di gloria sul palco. Quando la Bancroft vinse, la Crawford passò accanto a una sbigottita Bette Davis per andare a ritirare la statuetta, compiendo quello che è considerato il più grande atto di ostilità pubblica nella storia di Hollywood.

Dietro questa facciata di odio, restano le parole della Davis rilasciate anni dopo a The Dick Cavett Show: Bette ammise che la Crawford era una “professionista impeccabile” sul set, puntuale e preparata, ma che non avrebbe mai potuto perdonarle il fatto di aver costruito una carriera sulla manipolazione dell’immagine piuttosto che sullo studio del personaggio. In definitiva, la loro fu la tragedia di due pioniere che, per non essere dimenticate, accettarono di diventare le carceriere l’una dell’altra.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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