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Perché Clint Eastwood non ha mai capito (e amato) l’addio al cinema di John Wayne

Published by
Marta Zelioli

La faida finale tra Eastwood e Wayne: ecco i motivi reali dietro il durissimo giudizio di Clint sulla pellicola “Il pistolero”

Il tramonto del genere western è stato segnato non solo da pellicole leggendarie, ma anche da uno scontro generazionale tra i due volti più rappresentativi della frontiera americana. Da un lato il “Duca”, John Wayne, difensore di un codice morale eroico e patriottico; dall’altro Clint Eastwood, l’antieroe cinico che aveva riscritto le regole del genere con la “trilogia del dollaro” di Sergio Leone.

Perché Clint Eastwood non ha mai capito (e amato) l’addio al cinema di John Wayne (foto screen YouTube) – Cinema.it

Questa rivalità, spesso sfociata in aperta ostilità, ha trovato il suo culmine nel giudizio di Eastwood sull’ultima fatica cinematografica di Wayne, ‘Il pistolero’ (1976). Se per il pubblico di allora il film rappresentava il degno addio di una leggenda, per Eastwood l’opera nascondeva una visione distorta e inutilmente spietata della giustizia, segnando un solco invalicabile tra la vecchia e la nuova scuola di Hollywood.

Analizzare oggi le critiche di Eastwood significa immergersi in un’epoca di profondo cambiamento artistico, dove il realismo sporco degli anni Settanta entrava in rotta di collisione con il mito classico del pistolero onorevole. Nonostante il film fosse diretto da Don Siegel, mentore dello stesso Eastwood, la pellicola divenne il terreno di scontro finale per due filosofie cinematografiche destinate a non incontrarsi mai.

Il crepuscolo del Duca: perché Clint Eastwood considerava “Il pistolero” un film crudele

Il cuore della critica di Clint Eastwood verso l’ultima interpretazione di John Wayne risiede in una profonda divergenza etica sulla narrazione della violenza. Ne ‘Il pistolero’, Wayne interpreta JB Books, un anziano tiratore scelto affetto da un cancro terminale che decide di uscire di scena con le armi in pugno. Eastwood, tuttavia, non ha mai accettato la logica del protagonista: ai suoi occhi, Books non stava compiendo un atto di giustizia, ma stava orchestrando un’esecuzione gratuita. Nelle sue interviste dell’epoca, l’attore sottolineò come il personaggio di Wayne avesse essenzialmente incastrato tre uomini, condannandoli a morte senza un reale motivo immediato, definendo l’intera operazione come “piuttosto crudele” e priva di senso logico.

Il contrasto appare ancora più evidente se si osserva il finale del film, pesantemente modificato da Wayne rispetto al romanzo originale per preservare la propria immagine morale. Se nel libro il giovane protagonista Gillom Rogers uccideva Books compiacendosi della violenza, nel film il ragazzo rifiuta la pistola dopo aver vendicato l’amico.

Il crepuscolo del Duca: perché Clint Eastwood considerava “Il pistolero” un film crudele (foto screen YouTube) – Cinema.it

Per Eastwood, questo tentativo di Wayne di apparire come un mentore onorevole era incoerente: non si poteva insegnare il rifiuto delle armi dopo aver giustiziato tre persone solo per morire in modo scenografico. L’attore arrivò a paragonare paradossalmente il comportamento di Books a quello di un malato che decide di uscire in autostrada per uccidere degli sconosciuti prima di spirare.

Dietro queste critiche si celava anche il difficile rapporto sul set tra John Wayne e il regista Don Siegel. Wayne, abituato a controllare ogni aspetto delle sue produzioni, si oppose fermamente alla visione più cruda di Siegel, rifiutando persino di girare una scena in cui il suo personaggio colpiva qualcuno alle spalle, gesto che riteneva indegno della sua leggenda.

Eastwood, che con Siegel aveva creato il mito di Harry la Carogna, non poteva che trovarsi in disaccordo con questa versione idealizzata e, a suo dire, ipocrita del western. Questa reciproca incomprensione ha sancito la fine di un’era, lasciando ‘Il pistolero’ come un testamento cinematografico capace di dividere per sempre i due più grandi cowboy della storia del cinema.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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