Vincitore di un Premio Oscar nel 1981, questo film unico nel suo genere è ancora un capolavoro: ecco di cosa si tratta e perchè rivederlo.
Nell’industria cinematografica, i Premi Oscar rappresentano dal 1929 il riconoscimento più prestigioso e importante per un lavoratore del cinema. Ogni anno, difatti, l’Academy of Motion Picture Arts and Science, seleziona i nomi migliori tra film, attori, colonne sonore, registi e lavoratori da premiare con l’iconica statuetta.
Nonostante l’importanza di tale riconoscimento, sono molti i casi dimenticati dal grande pubblico nella storia dei vincitori Oscar. Che si tratti di un film o di un attore poi caduto nell’anonimato, la moltitudine di riconoscimenti rischia spesso di cadere in sordina di fronte all’attenzione altalenante da parte del pubblico.
È il caso di una pellicola vincitrice del Premio Oscar nel 1981, poi rimasta nell’anonimato con il susseguirsi degli anni. Si tratta di una pellicola unica nel suo genere, senza dialoghi e con un punto di vista speciale da scoprire e apprezzare nuovamente, anche per gli spettatori delle nuove generazioni.
Vincitore dell’Oscar al Miglior Cortometraggio d’animazione, il film ungherese The Fly (titolo originale: A légy), ha conquistato la critica dell’edizione 1981 con un impatto visivo straordinario. Si tratta di un film unico, eccezionale nella sua costruzione e nel punto di vista offerto allo spettatore. Diretto dal regista Ferenc Rófusz, il cortometraggio non presenta dialoghi. La sua narrazione, difatti, è interamente affidata all’animazione e agli effetti sonori.
L’assenza di parole, difatti, obbliga lo spettatore ad immergersi completamente nel punto di vista di una mosca, personaggio chiave della storia, per scoprire e vedere il mondo. The Fly, difatti, è quasi interamente girato dal punto di vista soggettivo della mosca, la quale esplora il mondo con un modo di fare spesso casuale, altalenante e volutamente distorto. Questa tecnica, apparentemente semplice, crea un senso di totale immedesimazione dello spettatore, il quale segue quei movimenti senza poter opporre resistenza.
Oltre al punto di vista originale e alienante, la colonna sonora gioca un ruolo fondamentale nel creare quel senso di claustrofobia originalissimo. I rumori ambientali, come i ronzii della mosca e il suono degli oggetti intorno, rappresentano quasi l’unico suono del cortometraggio. Sono pochi i momenti musicali, spesso utilizzati per sottolineare scene di maggiore impatto o improvvisi colpi di scena. Per realizzare il corto, il regista ha impiegato più di 4000 disegni, fotogramma per fotogramma, nel tentativo di simulare l’effetto Fish eye tipico dell’occhio di una mosca.
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