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Il film che avrebbe potuto salvare la vita di Elvis Presley

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Marta Zelioli

C’è un bivio invisibile nella storia del cinema che avrebbe potuto cambiare ogni cosa per Elvis. Una scelta negata, un addio prematuro

Negli ultimi anni della sua carriera, Elvis Presley viveva una profonda crisi d’identità che andava ben oltre i successi musicali. Nonostante il titolo di Re del Rock ‘n’ Roll fosse ormai scolpito nella storia, Elvis sentiva il peso di una carriera cinematografica che non gli aveva mai reso giustizia. Le sue ambizioni erano alte: ammirava profondamente giganti della recitazione come Marlon Brando e James Dean e desiderava ardentemente essere preso sul serio come attore drammatico, fuggendo finalmente da quei ruoli leggeri e ripetitivi che avevano caratterizzato i suoi anni Sessanta.

Il film che avrebbe potuto salvare la vita di Elvis Presley (foto Ansa) – Cinema.it

Questa frustrazione creativa era alimentata dalla gestione del suo storico manager, il Colonnello Tom Parker, che lo aveva sistematicamente incastrato in produzioni cinematografiche mediocri e commerciali. Film come Girls! Girls! Girls! erano diventati per Elvis una sorta di prigione dorata; la sua ex moglie Priscilla Presley ha più volte confermato quanto il cantante soffrisse per questi “stupidi film”, desiderando invece copioni impegnativi che mettessero alla prova il suo talento oltre la semplice presenza scenica o le doti canore.

Proprio in questo clima di insoddisfazione, si presentò un’opportunità che avrebbe potuto rappresentare la svolta definitiva per la sua salute fisica e mentale. Si trattava di un progetto ambizioso, capace di unire musica e dramma in un modo che calzava a pennello sulla sua complessa situazione personale dell’epoca. Oggi, nuove testimonianze suggeriscono che quel mancato appuntamento con la storia del cinema non fu solo un errore professionale, ma il catalizzatore di un declino psicologico che lo avrebbe portato alla fine prematura.

Perché Elvis Presley non recitò in ‘È nata una stella’: il tragico peso di un rifiuto

Durante la presentazione del documentario Elvis, Rocky & Me al Beverly Hills Film Festival, la cantautrice Carol Connors ha riacceso i riflettori su uno dei più grandi rimpianti della vita di Presley: il ruolo da protagonista nel remake del 1976 di A Star Is Born (È nata una stella).

La Connors, rimasta amica del cantante fino alla fine, sostiene con convinzione che se Elvis avesse accettato la proposta di Barbra Streisand, il prestigio derivante da quella performance gli avrebbe letteralmente “salvato la vita”. Il ruolo del musicista in declino, poi andato a Kris Kristofferson, era lo specchio perfetto delle fragilità di Elvis e gli avrebbe garantito quel rispetto artistico che cercava disperatamente.

Perché Elvis Presley non recitò in ‘È nata una stella’: il tragico peso di un rifiuto (foto Ansa) – Cinema.it

Il fallimento della trattativa fu causato dall’ostruzionismo del Colonnello Parker, il quale convinse Elvis a rifiutare la parte sostenendo che il film sarebbe stato un progetto “incentrato sulla Streisand” e che lui non avrebbe avuto il pieno controllo dell’opera.

Questa manipolazione psicologica privò Presley di quello che molti, tra cui la stessa Diane Warren, considerano il suo potenziale trampolino verso una nomination agli Oscar. Per Elvis, ottenere un riconoscimento così prestigioso dall’Academy sarebbe stato il segnale di essere finalmente diventato l’attore serio che sognava di essere fin dai tempi di Jailhouse Rock.

Il rifiuto forzato di A Star Is Born lasciò Elvis in uno stato di profondo sconforto, intrappolato ancora una volta in una routine che non lo stimolava più. Secondo la Connors, la consapevolezza di aver perso l’ultima grande occasione per essere rispettato come artista a tutto tondo ha accelerato il suo deterioramento emotivo.

Elvis Presley si spense nell’agosto del 1977, a soli 42 anni, appena nove mesi dopo l’uscita del film che avrebbe potuto riscrivere il suo destino. Quel ruolo mancato resta oggi il simbolo di una redenzione artistica mai avvenuta, un “cosa sarebbe successo se” che continua a tormentare la memoria di chi lo ha amato.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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