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Registi

Alfred Hitchcock e l’orrore nel piatto: la bizzarra fobia del genio del brivido

Published by
Marta Zelioli

Non sono le altezze né gli uccelli: ecco la cosa che spaventava Alfred Hitchcock più di ogni altra (e la trovi al supermercato)

Il confine tra genio e ossessione è spesso sottile, e nessuno lo ha dimostrato meglio del regista che ha trasformato le fobie umane in una forma d’arte globale. Alfred Hitchcock, l’uomo capace di rendere terrificante un gesto quotidiano come farsi una doccia, ha costruito la sua intera carriera scavando nei meandri dei traumi infantili e delle ansie irrazionali. Spesso le sue pellicole più celebri sono state il riflesso diretto dei suoi demoni personali, proiettando sullo schermo quel senso di vulnerabilità che lo accompagnava sin da quando, a soli undici anni, fu rinchiuso in una cella per volere del padre.

Alfred Hitchcock e l’orrore nel piatto: la bizzarra fobia del genio del brivido (foto Ansa) – CInema.it

Questa esperienza traumatica generò in lui una fobia viscerale per le autorità, un tema ricorrente in capolavori dove l’uomo comune si ritrova improvvisamente braccato da una giustizia cieca e spietata. Eppure, mentre il pubblico associava il suo nome a vertigini paralizzanti o a minacce alate provenienti dal cielo, il “Maestro del Brivido” custodiva segreti molto più bizzarri. Per Hitchcock, il terrore non risiedeva necessariamente in un coltello o in un assassino nell’ombra, ma poteva nascondersi in oggetti di una banalità sconcertante, capaci di scatenare in lui un disgusto profondo e incontrollabile.

Esplorare il labirinto mentale di Hitchcock significa accettare l’illogicità stessa della paura. Mentre sosteneva che il sangue potesse avere una sua “allegria” cromatica, rifuggiva da visioni che la maggior parte delle persone troverebbe rassicuranti. Questa dicotomia tra ciò che è macabro e ciò che è domestico ha plasmato uno stile unico, dove la logica viene sacrificata sull’altare dell’emozione pura. Ma tra tutte le sue idiosincrasie, ce n’era una che superava ogni altra per assurdità, un dettaglio che ancora oggi lascia sbalorditi i biografi e i fan del regista.

Alfred Hitchcock e l’ovofobia: l’assurdo terrore del “Maestro del Brivido”

Se si dovesse stilare una classifica delle paure di Alfred Hitchcock, molti punterebbero su altezze o uccelli, ma la verità si trova nel reparto latticini di un qualsiasi supermercato. Hitchcock soffriva di una gravissima forma di ovofobia, ovvero la paura delle uova. In una celebre intervista rilasciata a Oriana Fallaci nel 1963, il regista descrisse il suo ribrezzo per “quella cosa bianca e rotonda senza buchi” che, una volta rotta, libera un liquido giallo che egli trovava intollerabile. Per l’uomo che ha ridefinito il genere horror, non c’era nulla di più disgustoso di un tuorlo d’uovo che si spande, una visione che preferiva scambiare volentieri con quella del sangue rosso acceso.

Questa fobia non era solo un capriccio caratteriale, ma una vera e propria repulsione estetica e concettuale. Hitchcock analizzava l’uovo con lo stesso occhio clinico con cui studiava una scena del crimine: trovava la sua superficie liscia e impenetrabile stranamente inquietante.

Alfred Hitchcock e l’ovofobia: l’assurdo terrore del “Maestro del Brivido” (foto screen YouTube) – Cinema.it

“Il sangue è allegro, rosso. Ma il tuorlo d’uovo è giallo, disgustoso. Non l’ho mai assaggiato”, dichiarò in modo provocatorio. Questa affermazione sottolinea come il regista vivesse in un mondo in cui il macabro era gestibile e persino piacevole, mentre la biologia quotidiana rappresentava l’abisso dell’orrore. Se Norman Bates avesse brandito una frusta da cucina anziché un coltello, Hitchcock non sarebbe mai riuscito a finire le riprese.

Paradossalmente, questo timore non si estendeva alle creature che da quelle uova nascevano. Hitchcock nutriva una profonda sensibilità per gli uccelli, arrivando a dichiarare che non sopportava vederli soffrire o morire, definendo tali visioni “strazianti”. Nel suo capolavoro ‘Gli Uccelli’, vedeva gli animali non come semplici mostri, ma come vendicatori di secoli di persecuzioni umane.

A coronare questo quadro di irrazionalità, vi era la sua paura finale: i suoi stessi film. Hitchcock ammise di non guardarli mai, trovando incredibile che il pubblico riuscisse a sopportarli. Per lui, la logica era “la cosa più stupida” esistente, una filosofia che gli permise di dominare i nostri incubi, nonostante venisse messo in fuga da una semplice frittata.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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