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Registi

“Il plagio è un problema”: Clint Eastwood gela le ambizioni dei produttori

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Marta Zelioli

Hollywood vuole rifare i western classici di Clint Eastwood, ma il regista boccia l’idea definendo i remake come una forma di plagio

Nel panorama cinematografico contemporaneo, dominato da una nostalgia che sembra voler consumare ogni frammento del passato, nulla appare realmente intoccabile. Gli studios, sempre più avversi al rischio, setacciano costantemente i cataloghi d’oro alla ricerca di titoli capaci di garantire un successo sicuro.

“Il plagio è un problema”: Clint Eastwood gela le ambizioni dei produttori (foto Ansa) – Cinema.it

In questo scenario, le opere che hanno ridefinito il genere western sono diventate prede ambite. Ma cosa succede quando l’architetto di quei miti, l’uomo che ha dato un volto e un’anima a storie leggendarie, decide di opporsi frontalmente all’idea di vederle “aggiornate”?

La tendenza al remake non è certo una novità dell’ultima ora; fin dagli albori del sonoro, Hollywood ha cercato di rielaborare materiale preesistente. Eppure, oggi la sensazione è quella di trovarsi di fronte a una mania sistematica, dove ogni classico viene messo sotto la lente d’ingrandimento per un possibile rifacimento. Molti registi e produttori hanno bussato alla porta di una delle ultime icone viventi del cinema, sperando di ottenere la benedizione per riportare sul grande schermo personaggi nati tra polvere e polvere da sparo.

La reazione di fronte a tali proposte, tuttavia, è stata di un’ostilità sorprendente. Non si tratta di un semplice rifiuto professionale, ma di una vera e propria visione filosofica su cosa debba essere il cinema oggi. Le sue parole, pronunciate con la stessa fermezza di un duello al sole, hanno tracciato un confine netto tra l’ispirazione e quello che lui definisce senza mezzi termini come un problema strutturale dell’industria.

“Perché mai vorreste rifarlo?”: il verdetto di Clint Eastwood

Il pensiero di Clint Eastwood sulla questione è emerso con chiarezza cristallina durante una celebre intervista rilasciata a GQ. Quando gli è stato chiesto perché i suoi progetti si discostassero così tanto dai canoni standard di una Hollywood ossessionata dai remake, l’attore e regista non ha usato giri di parole: “Il plagio è sempre il problema più grande a Hollywood”. Eastwood ha rivelato di essere costantemente sommerso da richieste di produttori che vorrebbero rimettere mano a capolavori come Il texano dagli occhi di ghiaccio o Gli spietati.

La sua risposta a queste proposte è tanto semplice quanto spietata: “Cavolo, è uscito solo ieri, perché mai vorreste rifarlo? Potete farlo, non ve lo impedisco. Ma perché non usare semplicemente del materiale originale?”. Per Eastwood, tornare ripetutamente allo stesso “pozzo cinematografico” è un gioco dai rendimenti decrescenti, un’operazione che serve solo a ricordare al pubblico quanto fosse superiore l’originale.

“Perché mai vorreste rifarlo?”: il verdetto di Clint Eastwood (foto screen YouTube) – Cinema.it

Ha persino paragonato questa mania dei remake alla moda passeggera dei film in 3D, descrivendola come una tendenza ciclica che finisce inevitabilmente per stancare lo spettatore. C’è, naturalmente, una sottile ironia nel sentire queste critiche dall’uomo che divenne una stella grazie a Per un pugno di dollari, a sua volta un remake non dichiarato di Yojimbo di Kurosawa.

Eppure, nella sua analisi, Eastwood sembra distinguere nettamente tra la trasposizione culturale — come avvenuto per il remake giapponese in stile samurai de Gli spietati del 2013 — e il pigro riciclo hollywoodiano che si limita a riproporre la stessa storia senza modifiche significative. Per l’ultimo grande pistolero della regia, la dignità di un autore risiede nel coraggio di cercare nuove strade, lasciando che i classici continuino a riposare nel loro mito, intoccati e perfetti.

Marta Zelioli

Giornalista pubblicista classe '82 appassionata di cronaca nera e cinema. Ho avuto modo di crescere professionalmente come assistente dello scrittore, sceneggiatore e criminologo Donato Carrisi che ha alimentato ulteriormente la mia inclinazione sia per la nera che per il cinema. Lavoro per Web365 dal 2020.

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